Ciao, Tu by Beatrice Masini & Roberto Piumini

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Il primo giorno di scuola di Michele gli propone una sorpresa: un bigliettino nello zaino scritto da una compagna di classe (ma quale?) e la scelta sul proseguire la conversazione (con bigliettini messi dietro la lavagna) o meno.

E perché non rispondere? Alcune delle compagne a Michele potrebbero piacere, quindi tanto vale prendere il rischio. Si apre così una conversazione in cui Michele e Euly (dal greco: “colei che dice bene”), soprannome dato alla compagna sconosciuta, si iniziano a conoscere e a condividere aneddoti e interessi.

Obiettivo: indovinarsi, scoprirsi, sapersi.

Il bello sta proprio in quella comunicazione scritta che richiede la completa attenzione del lettore e dello scrivente: ed è difficile a volte comunicare qualcosa di indistinto, le parole scritte poi non si possono cancellare – non come oggi, sui social in cui è possibile dire tutto e poi rimuovere l’opinione, come se non fosse mai successa.

Euly poi ci ricorda il perchè della meraviglia della lettura, di lettere, o romanzi o di qualunche cosa che ci appassioni:

 E poi in questa faccenda dei biglietti c’è un vantaggio: sono sicura che stai attento dall’inizio alla fine. Non guardi da un’altra parte: occhi sul foglio. Non pensi ad altro: vuoi sapere come va a finire. Non cambi discorso: non puoi, è il mio discorso.

Ciao, tu è un bel romanzo, ben scritto che da una parte ci racconta una storia d’amore e di amicizia che sta nascendo, dall’altra ci fa ricordare il piacere di scrivere e di leggere.

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Ciao, Tu by Beatrice Masini & Roberto Piumini ★★★★☆

[ARC] Jackaby by William Ritter

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Abigail Rook, ragazza di buona famiglia fuggita di casa in cerca di avventure (sulla scia dello spirito paterno), approda nel New England e trova subito impiego come assistente di Jackaby, detective dell’occulto, esperto in crimini particolari e in grado di percepire tutto quello che di soprannaturale e paranormale lo circondi.

La città è proprio in quei giorni scossa dalla scoperta di un omicidio piuttosto anomalo a cui Jackaby decide prontamente di indagare. La trama da qui si dipana tra conflitti con la più tradizionale forza di polizia (che non crede a una parola dell’investigatore), alla scoperta di diverse creature soprannaturali e alla ricerca del vero colpevole.

Come struttura narrativa questo romanzo ricorda molto la serie di Lockwood & Co (ambientata in un’Inghilterra infestata da fantasmi e per ora composta da due romanzi: The screaming staircase e The whispering skull); anche qui la storia è narrata dal punto di vista dell’unico personaggio femminile, spalla dell’investigatore principale (caratterizzato dalla tendenza a nascondere le proprie scoperte o a comunicarle in modo criptico). Cito come termine di paragone la serie di Lockwood & Co perché abbastanza nota e recente, bisogna però ricordare che questo impianto risale anche a altri romanzi o serie (come quella di Sherlock Holmes ad esempio): un investigatore con un assistente, diversi punti di svolta nell’intreccio, trovate brillanti che il lettore può apprezzare solo in conclusione.

Nel complesso è un romanzo gradevole anche se non particolarmente originale.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per stendere questa recensione.

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Abigail Rook, a well-bred girl who runs away from home in the seek of adventure (in the wake of her father’s past), she arrives in the New England and she is employed as Jackaby assistant, him being an occult detective, expert in peculiar crimes and able to perceive everything supernatural and paranormal is around him.

The day Abigail arrives in the city is discovered a strange murder that Jackaby chooses to investigate on. The plot from this point forward is about conflicts between Jackaby and the more traditional approach of the police (that does not believe a world of the detective), the discoveries of different strange creatures and the investigation to find the true culprit.

The narrative structure is very alike to the one of the Lockwood & Co series (set in an England where ghosts come to haunt the people and till now formed by two novels, The screaming staircase and The whispering skull); in both the novels the main point of view is the one of the only female character, assistant of the main detective (who tends to avoid explaining his discoveries or explain them in the most cryptic way). I’m referring to a comparison with the Lockwood & Co series since it’s new and known, however this narrative structure can be found also in other books (the novels about Sherlock Holmes for example):there is a detective with an assistant, there are some turning points in the plot and clever ideas that the reader may appreciate only in the end.

Jackaby overall is a nice novel, but not a particularly innovative one.

Thanks to the publisher for providing me the copy necessary to write this review.

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Jackaby by William Ritter ★★★

Theatre by W. Somerset Maugham

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“Beginners, please.”

Those words, though heaven only knew how often she had heard them, still gave her a thrill. They braced her like a tonic. Life acquired significance. She was about to step from the world of make-believe into the world of reality.

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[ARC] 999 Frogs and a Little Brother by Ken Kimura

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Dei 999 girini solo uno si sviluppa più lentamente degli altri; quando le 998 rane usciranno dall’acqua lui resterà indietro ma incontrerà un piccolo gambero, pronto a considerarlo il suo fratello maggiore.

L’amicizia tra i due sarà ripagata quando la madre del gambero aiuterà le rane contro un terribile serpente.

Graficamente la storia è allegra e ben illustrata, per quanto riguarda il testo il continuo prounciare “little brother” e “big brother” alla lunga è un po’ fastidioso (e tende a confondere).

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per stendere questa recensione.

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One of the 999 tadpole develops slowly to a frog respect to his brothers, when the 998 frogs come out from the water he is left behind, but he will meet a little crayfish, who declares the tadpole to be his big brother.

Their friendship will bring well since the crayfish mother will help the frogs against a terrible and evil snake.

The story is graphically nice and cheerful, the text instead contains lots of reference to the “little brother” and “big brother” till becoming annoying.

Thanks to the publisher for providing me the copy necessary to write this review.

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999 Frogs and a Little Brother by Ken Kimura ★★☆☆½

[ARC] Mr. Squirrel & the Moon by Sebastian Meschenmoser

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Una forma di formaggio cade dal carretto e parte in velocità fino ad atterrare su un ramo dell’albero in cui dimora Mr. Squirrel.

Alla vista di questa luna gialla lo scoiattolo è preso dal panico: l’accuseranno di averla rubata, come risolvere? La soluzione si rivela in realtà una complicazione, perchè la luna rimarrà incastrata in corna e spine di svariati animali fino alla soluzione finale.

Mr. Squirrel & the Moon è un libretto dai disegni bellissimi: quella luna gialla che spicca nei grigi dei disegni a matita (dettagliati e ben realizzati), gli stupendi – e simpaticissimi – intermezzi nella prigione, il panico degli animaletti del bosco.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per stendere questa recensione.

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A cheese wheel falls from the cart and takes speed till it lands on the tree branch where Mr. Squirrel lives.

At the sight of this big, yellow Moon the squirrel panics: he will be accused of having stole the Moon, how to solve this? The solution appears to be in fact a complication, since the Moon will soon be stuck on the horns or on the quills of various animals, till the final event.

Mr. Squirrel & the Moon is a beautiful book: the yellow Moon that comes from the grey surroundings of pencil drawings (nice and well detailed), the wonderful – and so funny – images of the prison, the panic of the forest animals.

Thanks to the publisher for providing me the copy necessary to write this review.

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Mr. Squirrel & the Moon by Sebastian Meschenmoser ★★★★

[ARC] Beau, Lee, The Bomb & Me by Mary McKinley

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Una recensione che è un po’ anche un rant. Perchè il romanzo non l’ho finito, mi sono incavolata prima (direi entro le prime 30 pagine per essere precisi), perchè tu, scrittore, puoi sentire il dovere di rendermi consapevole di un po’ quello che ti pare, che siano unicorni a pois o raccontarmi dell’emarginazione dei diversi, però se vuoi la mia attenzione devi scrivere in modo decoroso, o quantomeno leggibile.

Perchè per quanto bello il messaggio (in questo caso chi può dirlo?), il messaggio in sè non basta: va trasmesso in modo che piaccia, e evitando possibilmente l’esaurimento nervoso del lettore (questo ovviamente genera anche il problema opposto: la Valente scrive benissimo ma non sempre arrivo al messaggio, tanto da chiedermi se esista qualcosa al di sotto del bellissimo stile).

In “Beau, Lee, The Bomb & Me” la storia la racconta la protagonista cicciottella e vessata dai compagni di classe, almeno fino al giorno dell’arrivo di Beau, che ha tutte le potenzialità di essere vessato perchè gay (lo è? appare e basta? Who knows, sono arrivata solo a pag 30).

Rylee, oltre a essere fuori forma, ha il difetto di vivere tutto come se la vita fosse una costante sorpresa, immagino derivi da questo l’abuso – estremo, irritante – dei punti esclamativi. Non penso che nessuno viva la propria vita così sopra le righe, ma sono invece sicura dell’irritanza della punteggiatura messa a caso.

Mi si potrebbe dire: perdonala, non sapeva quello che faceva, voleva mettere solo un po’ di euforia nella sua vita, e in effetti in passato ho perdonato l’incauto traduttore di Dirk Gently, a cui do tutta la colpa per la numerosità delle affermazioni: romanzo finito, anche se lo ricordo ancora per quanto era orrendo da leggere. E invece no! Perchè Rylee, oltre a essere dotata dell’euforia dell’esclamazione, ha un altro, enorme, difetto: parla come messaggia, ebbene sì. E quindi ci troviamo a leggere interi dialoghi di OMG, LOL, (oltre agli innumerevoli Dude) insopportabili e senza senso (ma chi diamine parla così?).

Oltre a queste piaghe, sufficienti per scoraggiare il lettore esigente, Rylee spazia tra presente, passato, ricordi di angherie subite, aneddoti e gossip senza alcuna linearità, onde confondere definitivamente il lettore che, ormai disperato, spegne il kindle e rinuncia: si tratta in fondo di uno ya contemporary, se ne trovano a bizzeffe e di migliori, quindi perchè volersi male? Come non mai vale il diritto di abbandonare il libro.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per stendere questa recensione.

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A review that is also a rant. Because I did not finish to read the novel, I get angry way before (approximately about page 30), because you, the writer can feel the desire to make me aware of whatever you want, it being unicorn with polka dots or people being outcasted,but if you want my attention you have to write well, or at least passably well.

Because despite how meaningful is the message (here I will never know), the message in itself is not enough: it has to be told with skill and maybe avoiding a nervous breakdown of the reader (this reasoning led also at the complete opposite: Catherynne Valente writes so well but not always I’m able to get the message, so I’m wondering about it existing at all below the beautiful writing style).

In “Beau, Lee, The Bomb & Me” the story is told by Rylee, the fat protagonist who has to survive her bully schoolmates, at least till the arrive of Beau, who has the potentiality to be the new vexed kid since he is gay (is he? who knows, I got only to page 30).

Rylee, is not in shape, but her greater fault is her living her life as it is a constant surprise, I suppose this is the reason of the extreme, irritating abuse of exclamation marks. I do not think anybody is able to live so above the lines, but I’m certain that punctuation marks used randomly is irritating.

You could say: forgive her, she did not know what she was doing, she wanted some excitement in her life. And in the past I almost forgave careless “Dirk Gently” translator, who I give all the blame for the exclamation amount in the novel, I finished to read the novel, but I still remember how awful it was to read. But in this case it’s impossible because Rylee has another, huge, fault: she talks as she writes SMS. And so the novel is full of dialogues with OMG, LOL (lots and lots of dude) unbearable and without any meaning (who talks like that?).

These being not enough, Rylee talks about the past, the present, about gossip and pranks without any kind of linearity, in order to completely confuse the reader who shuts down the reader and gives up: it’s a contemporary ya, not the first nor the last and there are better ones to read, so why hurt ourselves? The reader has the right to not finish a book, and I exercise it.

Thanks to the publisher for providing me the copy necessary to write this review.

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Beau, Lee, The Bomb & Me by Mary McKinley  ★☆☆☆☆