Player one by Ernest Cline

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Rischiando anche in questo caso di andare contro l’opinione della massa, mi trovo a dover parlare male di un romanzo: “Ready Player One” di Ernest Cline.

Attratta dalle copertine pixellose (le ho inserite nella recensione sotto) e esaltata all’idea di un romanzo di fantascienza innovatore (come potevano esserlo “Snow Crash” e “Neuromante”) sono entrata con gioia nell’universo nerd-geek di Cline che, purtroppo, si è rivelato un mero omaggio alla cultura anni ’80 in cui l’autore è cresciuto e che – evidentemente – rimpiange.

Personalmente ho trovato il romanzo poco innovativo e tutti i riferimenti – che a tanti sono piaciuti – autoreferenziali, poco realistici all’interno della storia e poco coinvolgenti (e io amo la grafica retro nei videogiochi).

Ai nerd, piuttosto che leggere un libro in cui si parla di un ragazzo che gioca, consiglio di continuare a nerdare.

Player one by Ernest Cline

Estremamente deludente.
Il romanzo per farsi leggere si fa leggere, ogni tanto ci sono digressioni che si potrebbero accorciare ma pazienza.
Purtroppo secondo me ci sono dei problemi:

  • Cline omaggia tutti gli scrittori/attori/programmatori/registi/cantanti che hanno allietato gli anni ’80, però non inventa nulla. Non penso che un libro di sf di qualità possa essere una scopiazzata di concetti già visti: Stephenson, Gibson etc.. hanno inventato, qui Cline prende una immensa quantità di riferimenti degli anni ’80 e li incastra in un incrocio tra WOW e Second Life. L’innovazione è che li rende pressochè gratuiti e dà possibilità illimitate agli utenti (ma questo è il sogno di ogni gamer).
  • Gli enigmi sono belli se sono risolvibili. Quelli di questo libro non lo sono certamente per il lettore che, tranne in rarissimi casi, non è dotato del background di Wade (e anche in quel caso dubito della solvibilità dei riddle).
  • Gli enigmi è bello risolverli, per questo i giochi sono divertenti, perchè l’utente ci interagisce di prima persona. Leggere la cronaca di una partita non è il massimo (soprattutto se non si ha idea del gioco).
  • E’ fortemente irrealistico che un ragazzo di 18/19 anni possa anche solo avere il tempo per vedere film centinaia di volte, studiare e diplomarsi, istruirsi sulla totalità della cultura anni ’80 (libri, musica, videogiochi, trivia etc..).
  • E’ altresì irrealistico che Wade (& Co) abbia la possibilità e la voglia di primeggiare in praticamente ogni gioco sviluppato all’epoca (per mia esperienza è difficile trovare appassionati di giochi old style, e comunque non di TUTTI quelli esistenti).

Il romanzo procede (ma come va a finire già lo si sa) e si assiste all’evoluzione del protagonista da geek a eremita a uomo d’azione (dopo anni di reclusione?) a super hacker, insomma un po’ troppo per i miei gusti.
Insomma, tante citazioni ma poca sostanza.

_______

* Player One by Ernest Cline ★☆☆☆☆

*Ho letto questo libro in Inglese

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