I bastardi di Pizzofalcone by Maurizio De Giovanni

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La serie de “I bastardi di Pizzofalcone” ha avuto una nascita strana: primo tra tutti è nato dalla penna dello scrittore l’ispettore Lojacono, protagonista de “Il metodo del coccodrillo“, edito da Mondadori.

Poteva sembrare un nuovo filone, moderno e meno paranormale, rispetto a quello ormai collaudato delle indagini del Commissario Ricciardi (di cui ho parlato qui e qui), invece dal secondo romanzo all’ispettore viene affiancata un’intera squadra di poliziotti non convenzionali, arriviamo quindi a “I bastardi di Pizzofalcone“, edito da Einaudi.

Con questa serie De Giovanni non punta ad un unico personaggio memorabile, ma a un intero gruppo: i bastardi di Pizzofalcone sono infatti gli scarti dei vari commissariati: violenti, forse raccomandati, forse collusi; si dimostra però un gruppo che riesce a lavorare insieme su casi complessi, da ultimo quello presente in “Buio per i bastardi di Pizzofalcone“.

Andiamo però al sodo: cosa funziona e cosa non funziona per me in questa serie.

Pro:

  • l’idea della squadra – tanti personaggi ognuno con la sua particolarità, fosse stato uno solo (Lojacono) il confronto con Ricciardi sarebbe stato inevitabile (e la sconfitta certa, il fascino di Ricciardi e della Napoli storica è impareggiabile)
  • lo stile – sempre accurato, capace di alternare capitoli evocativi e lirici ad altri che sono pugni nello stomaco per la malvagità che ne traspare

Contro:

  • l’idea della squadra – sono in tanti, e può essere difficile mantenere un legame tra un romanzo e l’altro, sul lungo periodo però può sicuramente funzionare
  • il tremendo triangolo – che è un concetto tremendo di suo (sono ispettori sì bravi ma così incapaci di comprendere sè stessi), ma poi è troppo identico alla situazione di Ricciardi: la donna materna che riflette il senso della famiglia, la donna moderna che riflette l’efficienza e la mondanità, la govenrnante/figlia che patteggia per quella materna e non si fa i fatti suoi.
  • il risvolto di copertina che riporta delle frasette stile “slogan” per descrivere i componenti della squadra: quello lo chiamano così ed è in cerca di qualcosa, quell’altro cosà e cerca qualcos’altro, sembrano (e probabilmente lo sono) montate per attirare l’attenzione, una tristezza infinita.

Il metodo del coccodrillo

Questa indagine non ha come protagonista il commissario Ricciardi ed è ambientata in una Napoli moderna, molto diversa da quella a cui De Giovanni ci ha abituato con i romanzi precedenti.
L’ispettore Lojacono, siciliano, per sfortuna si è ritrovato ad abbandonare Sicilia, moglie e figlia e a essere relegato all’ufficio denunce in un commissariato di Napoli.
Il destino però lo vorrà di nuovo attivo nelle indagini sul campo.
Finalmente leggo un giallo in cui i commissari non hanno doti che sfociano nel paranormale, sono solo, semplicemente, efficienti.
La scrittura di De Giovanni mi piace molto, così come mi era piaciuto leggere del commissario Ricciardi, la trama è avvincente e procede fluida mentre il lettore inizia a intuire il meccanismo alla base.

I bastardi di Pizzofalcone

L’ispettore Lojacono, ormai famoso per il caso del coccodrillo, verrà spostato a Pizzofalcone – commissariato sulla via della dismissione – insieme ad altri agenti scelti (paria di altri gruppi) per riabilitare o demolire definitivamente il commissariato di Pizzofalcone.
In questo romanzo infatti i componenti della nuova squadra sono tutti personaggi di rilievo di cui andiamo a conoscere anche la loro vita al di fuori del lavoro.
Avendo diversi personaggi nel romanzo sono presentati diversi crimini seguiti da agenti differenti; il delitto principale, seguito da Lojacono e Aragona, non è facilmente risolvibile dal lettore (per quanto andando per eliminazione…) ma il meccanismo (alla Jessica Fletcher) di illuminazione che fa scoprire il colpevole mi è parso un po’ debole.
Il romanzo quindi nel complesso è gradevole, il problema è che de Giovanni ha un altro commissario nella manica, ben più tormentato e interessante; se ne accorge lo stesso Lojacono quando riflette sull’utilità che avrebbero gli ultimi pensieri del morto.
E poi il triangolo amoroso anche qui è intollerabile (già inizia a scucciare quello di Ricciardi, figuriamoci propinato in un’altra salsa).

Buio per i bastardi di Pizzofalcone

Tornano i bastardi di Pizzofalcone con un nuovo caso, questa volta è stato rapito un bambino; all’indagine questa volta saranno dedicati Romano (dall’ira facile) e Aragona (dalla scemenza facile), mentre il più famoso Lojacono sarà occupato da un furto in appartamento con la collega Alex.

De Giovanni mantiene la medesima struttura utilizzata per il romanzo precedente: l’indagine viene inframezzata da dettagli sulla vita dei poliziotti che compongono la squadra, dando così al lettore modo di conoscere tutti i personaggi.

Lo stile della narrazione è – come lo era negli altri romanzi dello scrittore – estremamente curato ed evocativo, invece ho trovato debole il meccanismo del giallo: alcune intuizioni chiave sono piuttosto tardive.

L’idea di concentrare i romanzi su la squadra dei Bastardi di Pizzofalcone da una parte è interessante, inutile concentrarsi solo su Lojacono quando lo scrittore ha già all’attivo i romanzi dedicati a Ricciardi, d’altra parte invece tende ad essere dispersiva: i componenti sono numerosi e si possono dedicare solo poche pagine ad ognuno di loro con il rischio che il lettore non si affezioni.

Ancora presente invece il tremendo triangolo che diventa sempre più una brutta copia di quello di Ricciardi (che già era insostenibile), adesso abbiamo la figlia Marinella a fare la parte della governante di Ricciardi.

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Il metodo del coccodrillo by Maurizio De Giovanni ★★★★☆
I bastardi di Pizzofalcone
by Maurizio De Giovanni ★★★☆☆½
Buio per i bastardi di Pizzofalcone
by Maurizio De Giovanni ★★★☆☆

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