[Intervista] Becca Price

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Becca Price è autrice di due raccolte di fiabe per bambini: “Fairies and fireflies” e “Dragon and Dreams” di cui ho rispettivamente parlato qui e qui.

Entrambe le raccolte sono molto curate nello stile e contengono racconti delicati e molto gradevoli.

Con altri tre blogger abbiamo chiesto un’intervista alla scrittrice che, gentilissima, ha accettato di rispondere alle nostre domande.Abbiamo toccato vari temi (autopubblicazione, illustrazioni, elementi mitologici ed evoluzione della fiaba e messaggi che comunica), il risultato è denso ma molto ricco di spunti.

Riporto qui sotto l’intervista – prima la traduzione in italiano e poi il testo originale – pubblicata anche nei blog di Chagall, Oedipa Drake e Tintaglia.

Le immagini sono tratte da Wikipedia.

Intervista con Becca Price

Hansel & Gretel

Chagall: Ciao Becca! Benvenuta sui nostri blog e grazie per aver accettato la nostra intervista. Raccontaci qualcosa di te, presentati ai nostri lettori.

Ciao Enrico, Sara, Saretta e Francesca! È un piacere conoscervi e sapere che avete apprezzato i miei libri così tanto.
Come dice la mia biografia, vivo nella parte sud-est del Michigan (è lo stato che sembra una manopola, guardando la mappa degli Stati Uniti). Abito a metà strada fra due cittadine di media grandezza, Ann Arbor e Brighton, su dieci acri di erbacce, palude e alberi (falciamo un lembo attorno alla casa come un prato, ma principalmente per tenere lontane le zanzare). Vivo con mio marito Chris, due figli (David di ventidue anni, e Tori di ventuno), e tre gatti (Mac, Eliot, and Oliver).
Ho sempre raccontato storie, così era naturale per me raccontare ai miei bambini fiabe per farli addormentare. Ho iniziato a trascriverle così da ricordarle meglio. Sono rimaste nel mio computer per anni, finché un mio cugino iniziò a raccogliere le lettere di suo padre del periodo della Seconda Guerra Mondiale per auto pubblicarle, e mi diede l’idea di pubblicare le mie storie. Non ero certa fossero valide, ma ho pensato di provare e stare a vedere. Nonostante le mie vendite non siano state straordinarie, sono stata travolta dal fatto che le persone a cui sono piaciute le amino quanto me.
Chagall: Perché hai deciso di auto pubblicare il tuo lavoro? Sei soddisfatta dell’esperienza? Hai mai pensato o provato a sottoporre i tuoi scritti a un editore?
Come ho detto in precedenza, non ho mai davvero sperato di vendere i miei racconti. Ho fatto qualche ricerca su Amazon e nei vari book stores, e mi sono convinta che non c’era mercato per fiabe narrate in modo classico ma con messaggi o tematiche moderni. La principale domanda che un agente o un editore pone è: “Ha mercato?” E io ero certa che la risposta sarebbe stata no.
Negli anni, ho pensato alla pubblicazione tradizionale, ma il pensiero di sottoporre manoscritti, trovare un agente, affrontare tutto questo, era spaventoso per me. E poi il pensiero se n’è andato, perché ero impegnata con il lavoro, o uno dei bambini aveva bisogno di me, o avevo problemi di salute, e me ne sono dimenticata per molti anni.
Così, quando ho deciso di auto pubblicarmi, ho eseguito qualche ricerca. Sono approdata su Kboards Writer’s Café, un meraviglioso forum con molte persone disponibili. Ho iniziato a scoprire che l’auto pubblicazione non era necessariamente una seconda scelta, ma aveva validi argomenti a suo favore. Ora, se un editore tradizionale mi offrisse un contratto, ci penserei parecchio. La sola cosa che mi tenterebbe sarebbe la possibilità di ottenere il mio lavoro completamente illustrato, punto che mi duole non poter sostenere autonomamente.

Illustrazione di Edmund Dulac

Chagall: Il mondo della letteratura per l’infanzia e dell’illustrazione sono spesso connessi. Chi sono i tuoi illustratori contemporanei preferiti? Qualcuno in particolare con il quale ti piacerebbe lavorare in futuro?

Gli artisti dell’illustrazione per l’infanzia moderna non mi sono familiari. Penso che se potessi far illustrare i miei libri in modo completo, chiederei a Todd Hamilton, il signore che realizza le copertine. Credo catturi sia gli elementi seri e giocosi delle mie storie.
Poiché sono una scrittrice indipendente, sono propensa a collaborare con artisti indipendenti. Mediante Writer’s Café ho trovato un artista (Annette, at Midnight Whimsy) che realizzerà illustrazioni nello stile del puntinismo per il mio prossimo progetto Quests and Fairy Queens.
Ma ovviamente, dal momento che tendo a scrivere fiabe di vecchio stampo, penso che amerei lavorare con artisti come Kay Nielsen, Arthur Rackham, e Edmumd Dulac.

Illustrazione di Kay Nielsen

Saretta: Perchè hai deciso di scrivere fiabe? Le inventavi per i tuoi bambini o hai iniziato per altri motivi? Quanto è complesso il passaggio tra l’orale e lo scritto? 

Ho sempre amato le fiabe e la mitologia. Anche da adulta le mie letture vertevano verso fantascienza e fantasy – e cos’è il fantasy se non una fiaba per adulti?

Quando I miei bambini erano piccoli hanno frequentato la scuola Waldorf Education per alcuni anni. All’asilo viene posta enfasi sulle fiabe, alle elementari sulla mitologia Greca e Romana.

Di conseguenza mi è sembrato naturale inventare fiabe per bambini come storie per la buona notte. Leggevamo un libro o due ogni notte, ma osservare le illustrazioni li teneva svegli. Quando racconto loro una storia mi ascoltano con gli occhi chiusi e scivolano naturalmente nel sonno.Penso di aver raccontato loro la storia “The Dark” (in Dragons and Dreams) diverse volte prima che riuscissero a restare svegli fino alla fine. Entrambi poi avevano paura del buio, e questo era il mio modo di rassicurarli del fatto che non c’era nulla da temere.

Per anni, nonostante avessere dei letti ottimi, mio figlio hanno scelto di dormire sul pavimento (ogni tanto lo fa ancora) – e questa è stata l’origine di “The Grumpy Dragon.”

Le fiabe di tradizione orale sono mutevoli per la loro stessa natura, in funzione dell’umore, circostanze, del narratore stesso e del bisogno degli ascoltatori.C’è sempre un cambiamento tra narrativa orale e scritta. Quella scritta tende a congelare le parole, rendendole meno soggette al cambiamento. Ho iniziato a scrivere le storie in parte perchè I miei bambini hanno una memori migliore, e mi interrompevano a volte dicendo “Questo non è il modo con cui hai raccontato la storia ieri!”. Mentre io, come narratore, volevo che le mie storie andassero a toccare qualcosa che accadeva ai miei figli in quel momento, entrambi desideravano la consistenza della storia. Se avessi desiderato dei cambiamenti avrei dovuto inventare una nuova storia.

“A Princess for Tea” era il mio modo di comunicare ai bambini che le parole hanno un significato, e che la scelta delle stesse comporta determinate conseguenze.

Saretta: Come possono le fiabe adattarsi ai cambiamenti naturali (per esempio in alcune zone le lucciole stanno scomparendo, quindi alcuni bambini non sanno cosa siano) e tecnologici (le nuove generazioni sono sempre più “digitali”)?

Molte fiabe e racconti popolari sono nati per spiegare la natura ed I suoi cambiamenti. E, nonostante gli sforzi degli esseri umani, la natura invade paesi e città, adattandosi alle circostanze in mutamento. I cervi invadono le periferie, e dove si trovano I cervi, seguono predatori come I coyote. Ho alcuni amici che vivono nel cuore di Ann Arbor (non una grande città, ma comunque popolata) che hanno le lucciole nel loro giardino.

Illustrazione di Arthur Rackham

Ci sono molte fiabe moderne, come “The Paper Bag Princess” che forniscono un messaggio moderno. La principessa non deve sposare il principe e si salva da sola dal drago. Alcune storie moderne sono raccontate con un linguaggio moderno e ambientazioni contemporanee. Un giorno forse qualcuno scriverà una storia chiamata “The Magic iPad” o “The Magic Cell Phone” – ma penso che ci sarà sempre spazio anche per le fiabe classiche.

Oedipa Drake: Quali sono le fiabe classiche e gli elementi del folklore tradizionale che maggiormente ti hanno influenzato? Perché?

Sono cresciuta in un piccolo sobborgo, dove la biblioteca più vicina era a mezz’ora di distanza, e la biblioteca della scuola non era un granché (ho letto molto e terminato molto in fretta tutto quello che mi interessava presente nella biblioteca della scuola).

Pertanto, quando avevo voglia di leggere qualcosa, avevo i vecchi libri di mia madre, sia quelli della sua infanzia che quelli del college. Ho letto alcune delle vecchie storie dei fratelli Grimm, quelli dove alla fine la strega viene messa in una botte colma di chiodi e fatta rotolare giù per la collina come punizione per la sua malvagità.

Lancillotto

Ho letto anche qualcosa dei libri di fiabe intitolati ai vari colori Andrew Lang, quelle scritte in epoca più tarda e che erano alquanto epurate (ossia ove viene eliminato tutto quanto potrebbe essere improprio per i bambini).

Sono passata attraverso anche un periodo arturiano, che mi ha portato a fare ricerche se mai fosse davvero esistito Artù o no, e sullo sviluppo delle leggende arturiane (lo sapevate il personaggio di Lancelot si tratta di una interpolazione più tarda? Non fa affatto parte del ciclo originale).

Mia nonna mi regalò un’antologia di Hans Christian Andersen, ma io la odiavo perché le storie erano tutte così tristi.

E’ stato quando ho iniziato a leggere la storia e la critica delle fiabe di Jack Zipes, che ho riconosciuto cosa nelle fiabe accettavo e cosa rifiutavo. Io tendo a essere una sorta di pacifista e una militante non competitiva, e credo che le mie storie lo riflettano. Non devi uccidere il drago per conquistarlo – e se sei intelligente, non il drago non devi conquistarlo proprio, ci sono altri e forsi migliori modi per risolvere il problema.

Tante fiabe trattano dell’Unico Vero Eroe, colui che salverà ogni cosa. “Child of Promise” è stato scritto, in parte, per riformulare il problema, e sostenere che tutti noi abbiamo la capacità di essere l’Eroe, e che è lavorando insieme che è possibile risolvere il problema, sta lavorando insieme che risolve il problema, che si esce dai guai. In “Child of Promise” Agnes non permette di essere chiamata Salvatrice, o che chiunque altro sia detto tale, e così facendo lei è riuscita a cambiare la mentalità di un intero villaggio.

Hansel & Gretel

Oedipa Drake: In passato, racconti, leggende e fiabe rappresentavano anche una base culturale, l’espressione della cultura e di un credo di un popolo. Credi che questa cosa possa essere ancora vera oggi?

Oedipa Drake: Attraverso le tue storie, quali messaggi o valori vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Rispondo a queste congiuntamente, in quanto penso siano un’unica cosa.

Le prime fiabe tendevano a rafforzare le norme sociali. In particolare, nelle versioni più tarde dei fratelli Grimm, era la parte femminile ad essere passiva, attiva nei lavori domestici, e debole, mentre la controparte maschile era forte, avventurosa e coraggiosa. Nelle prime versioni di Hansel e Gretel, i due bambini erano entrambi intelligenti ed è proprio Gretel che alla fin fine salva tutti e due dai guai. In rifacimenti successivi, è Hansel che ha tutte le buone idee.

Ecco perché penso che libri come “The Paper Bag Princess” di Robert Munsch siano così importanti, perché insegna che ci sono altri modi di essere. C’è tutta una scuola di fiabe femministe, e fiabe per bambini con disabilità, o che provengono da famiglie problematiche, o hanno altri problemi. Non ne ho lette molte, e delle favole femministe che ho letto, non sono sicura di quanto siano appaganti. Temo che le storie che rispondono a bisogni particolari e circostanziati possano essere troppo moraliste.

La maggior parte delle mie storie ha… se non una morale, almeno dei temi, o qualcosa che cerco di trasmettere. Spero di non diventare mai moraleggiante. Preferirei che a qualcuno sfugga il mio messaggio, tanto sono sottile, che risultare moralista e didascalica – metodo che penso sia buono tenere alla larga i bambini.

I miei messaggi tendono ad essere cose quotidiane comuni. Ci sono conseguenze per le tue azioni. Se fai qualcosa di sbagliato, hai la responsabilità di correggerti. Ci sono soluzioni migliori della violenza. Essere intelligenti e curiosi sono aspetti positivi, e devono essere incoraggiati. E’ bene essere se stessi, e se alle persone intorno a te non piaci, ci si può guardare intorno fino a trovare persone che ti sosterranno e non si aspettano che tu cambi.

So che ci sono molte persone che sono in disaccordo con me su questi punti (in particolare che dovremmo incoraggiare la curiosità dei nostri figli, e che non ci sono soluzioni migliori rispetto alla violenza). Mi piace pensare che, se più gente la pensasse così, il mondo sarebbe un posto migliore.

Tintaglia: Il tuo stile è tutt’altro che sciatto o semplicistico, contrariamente a quanto troppo spesso si vede in libri rivolti a bambini e ragazzi. Come riesci a “regolare” il lessico tarandolo sul suo pubblico?

Scrivo più o meno come parlo. Anche quando i mie figli erano molto piccoli, non abbiamo mai parlato loro in maniera semplicistica, ma abbiamo tentato di spiegar loro le cose in un linguaggio che potessero capire.

Ho lavorato per anni come redattrice di manuali tecnici, e in quel periodo ho  imparato a scrivere per un pubblico sempre diverso: scriverai un manuale  in un modo se è per esperti, e in un altro se è rivolto ai principianti, e in un altro modo ancora se è per l’upper management.

Devo ammettere, tuttavia, che Butterfly-Fairy mi ha stupito: per molti versi era come se mi raccontasse le sue storie, e io mi limitassi a trascriverle. Conosco parecchi autori che sentono lo stesso nei riguardi dei loro personaggi, e non ci avevo mai davvero creduto, eppure è successo. Butterfly-Fairy ha sei o sette anni, intelligente ma un po’ sconsiderata, ed è così che racconta le sue storie.

Tintaglia: Hai affermato che Fairies&Fireflies nasce dalla richiesta di una sua piccola lettrice, a cui il libro è infatti dedicato: chi sono i suoi primi lettori? Sperimenti le tue storie solo con bambini, il suo pubblico d’elezione, o anche con adulti?

C’è una famiglia che ha funzionato da beta reader per me fin dall’inizio. Il padre è stato di grande aiuto, indicandomi i punti nella storia in cui i suoi bambini perdono interesse, o il genere di domande che fanno. Qualche volta chiedo nel Writers Café per altri beta reader che abbiano bambini dell’età per cui sto scrivendo. Inoltre ho un’amica/amico che studia scienze dell’educazione che è sempre di grande aiuto. Ho anche una piccola comunità di aduli che si prestano a leggere le mie storie e a darmi una mano con i nodi della trama.

Cassie (a cui è dedicato Fairies&Fireflies) ha un fratello maggiore, Alex, che ha avuto una grossa influenza in uno dei racconti contenuti nella mia prossima raccolta, Quests & Fairy Queens, che spero di pubblicare a giugno.

Tintaglia: C’è qualche autore moderno che ami particolarmente?

Per quanto ne so, sono l’unica a scrivere questo tipo di fiabe vecchio stile. Ci sono alcuni magnifici autori che scrivono fiabe per bambini più grandicelli o adulti. Mi viene in mente Patricia C. Wrede, come Robin McKinley e Peter Beagle. Neil Gaiman, naturalmente, scrive in maniera meravigliosa – non ho buttato giù una parola dopo aver finito L’oceano in fondo al sentiero perchè lo stile e la storia erano così belli che tutto quello che riuscivo a pensare era “Non sono degna!”.

Se desiderate sapere di più su di me o i miei libri venite a trovarmi a http://www.wyrmtalespress.com/. Potete anche seguire i miei futuri progetti iscrivendovi alla newsletter: http://eepurl.com/JA5e1

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