John Green e il morire giovani

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Per due volte mi è capitato di scrivere, in un commento, questa roba sulla morte giovane, ed in entrambi i casi si trattava di romanzi di John Green – gli unici che ho letto per ora dello scrittore, ma spero vivamente che ve ne siano di più allegri.

Il primo dei due che ho letto è il ben noto “The fault in our stars” che prende il titolo da una citazione colta di Shakespeare:

The fault, dear Brutus, is not in our stars,
But in ourselves, that we are underlings.

e di cui stanno facendo / hanno fatto un film che uscirà a breve; il secondo è “Looking for Alaska” che in questo caso non è lo stato ma una ragazza e che a leggerlo dopo “The fault in our stars” perde sicuramente in bellezza.

Quando li ho letti – soprattutto il primo – la recensione era entusiasta (che poi è quella che riporto sotto vagamente censurata dell’originaria passione), col senno di poi mi viene da pensare che fosse molto giocato sulla commozione e l’empatia e che nel complesso forse è il caso di rivedere il mio primo giudizio.

Colpa delle stelle by John Green

Quando sei giovane ti dicono che “hai tutta la vita davanti” e si stende un infinito di possibilità, di incontri, di amicizie, di amori, di soddisfazioni perchè la vita che ti rimane non pensi di quantificarla e la morte è un traguardo pauroso, buio e lontano.

Per Hazel e Augustus non è così, perchè sanno quanto fragile sia il filo che li tiene attaccati alla vita.
E’ un romanzo che parla dei malati di cancro senza pietismi, della morte, che per i vivi è un evento che ti lascia solo i ricordi a cui aggrapparsi e pensieri di come sarà il mondo senza di loro, e della morte giovane, che è molto peggio, e dei genitori che sopravvivono ai loro figli.
Parla dell’amore, e del vuoto che rimane se la persona che ami ti lascia di colpo.
Parla di tre ragazzi normali che amano leggere, giocare ai videogames e divertirsi con un humor sarcastico e cinico.

Cercando Alaska by John Green

Miles “Pudge” inizia a frequentare una scuola in Alabama dove si fa alcuni amici, tra questi Alaska, ragazza sempre in bilico tra la giovialità e momenti di introspezione più cupi.
Ogni capitolo è uno scoccare del lento count-down che porta il lettore al momento di transizione, dopo il quale nulla sarà più come prima per i protagonisti.

E’ un romanzo ya ben scritto, forse si può criticargli l’eccessività dei protagonisti che sono colti, spiritosi, introspettivi e così via, e affronta bene la tematica della morte giovane, drammatica perchè, come ci ricorda l’autore:

“When adults say, “Teenagers think they are invincible” with that sly, stupid smile on their faces, they don’t know how right they are. We need never be hopeless, because we can never be irreparably broken. We think that we are invincible because we are. We cannot be born, and we cannot die. Like all energy, we can only change shapes and sizes and manifestations. They forget that when they get old. They get scared of losing and failing. But that part of us greater than the sum of our parts cannot begin and cannot end, and so it cannot fail.”

Purtroppo per Green ho già letto “The Fault in Our Stars” e la comparazione non ha giovato per questo romanzo.

________

* Colpa delle stelle by John Green ★★★★☆
* Looking for Alaska by John Green ★★★

*Ho letto questo libro in Inglese

2 thoughts on “John Green e il morire giovani

  1. Oedipa_Drake

    Anch’io dopo il primo entusiasmo iniziale e dopo aver letto altro dell’autore, ho pensato che i temi “tragedia & co.” fossero usati per far colpo e vendere (tanto più che sono di moda nel contemporary).

    Nota a margine: hai notato che abbiamo due nomi pressoché identici per due libri con temi simili? Qui Augustus e in “Wonder” c’è August/Auggie. Sarà di moda pure quello!😄

    • Beh potrebbe esserci un senso anche per il nome, non escludo nulla🙂
      Mi viene in mente Heinlein che in Stranger in a strange land aveva dato i nomi ai personaggi sulla base del significato del nome stesso.

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