The Weird – recensione ragionata da una lettura delirante collettiva

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The Weird: A Compendium of Strange and Dark Stories è un’antologia del 2012 di fiction weird edita da Ann e Jeff VanderMeer.

Conta più di 1000 pagine e più di 100 racconti, ed evidentemente è un’impresa solo il pensare di affrontarla, per questo abbiamo (Francesca, Saretta, Livia, Tintaglia, Elisabetta: le cinque coraggiose del gruppo YA&Dintorni su Goodreads) deciso di dedicarle un intero anno: un paio di racconti a settimana con appuntamento fisso per il commento.

Il capolavorone del weird ci ha lasciato però un po’ perplesse (per fortuna l’abbiamo parcellizzato e letto e commentato tutte insieme) e anche per questo – e per celebrare l’impresa di averlo concluso – abbiamo optato per una recensione con domande e risposte a cui rispondiamo in tre, Saretta (muà), Francesca e Tintaglia

Piaciuta? Meh!? Ma perchè?

Saretta. La cosa che mi è piaciuta di più di questa antologia è stato il lunghissimo percorso (1 anno) in cui l’abbiamo affrontata insieme sul gruppo YA: senza questo incentivo (e gli insulti collettivi, e il “ah questo racconto non ti è piaciuto? Allora salto il turno”) sarebbe stato impossibile concluderla.
Quindi bello il percorso, bello leggerla insieme, ma lei come antologia mica tanto bella: rispetto alla mole (e al numero di racconti) ce ne sono pochissimi veramente – ma veramente – belli, la maggior parte sono piuttosto mediocri e con un alone di già visto: passi quelli più vecchiotti, ma anche alcuni moderni sapevano di naftalina.

Francesca: Anche a me è piaciuto molto averla letta insieme lungo tutto un anno. Non solo è stato un incentivo a proseguire (da sola avrei mollato), ma è stato piacevole confrontarsi ironicamente sul (non) senso riscontrato in tanti – troppi – racconti e sul weird in generale.
Nel complesso, il mio giudizio è decisamente “meh”.
Alcuni racconti sono notevoli e li ricorderò di sicuro, la maggior parte li ho dimenticati appena conclusi.
Tra i classici, a parte i “maestri”, le storie sono alquanto ripetitive – fino ad anni ‘80 inoltrati, direi, salvo rare eccezioni.
Mi sono stupita che diversi autori recenti per scrivere una storia “weird” usassero uno stile (oltre ai temi, ma quelli possono anche essere rivisitati) vecchio e sorpassato, pochi hanno trovato una via originale e davvero intrigante.

Tintaglia: D’accordo in tutto con voi: la cosa più bella è stata l’esperienza. ^^ Non ce l’avrei mai fatta senza gli incoraggiamenti reciproci e l’attesa di commentare (malvagiamente – almeno quello! XD) la lettura della settimana. E anche quella di essere arrivata in fondo a un mattone del genere.

 Qualcosa però salviamolo! I racconti assolutamente consigliati?

Saretta. Così al volo dico “In the penal colony” di Kafka (che voglia mi ha fatto venire di leggere TUTTO dell’autore, che stupida a non aver mai letto nulla), Il colombre di Buzzati e Sandkings di Martin, poi l’attimo di riprendere in mano la TOC e riesco a trovare qualche titolo in più. Edit. Aggiungo anche Bloodchild di Octavia E. Butler, The summer people di Shirley Jackson e The crowd di Ray Bradbury.

Francesca: Tra i classici i racconti di Kafka, Lovecraft, Blackwood, Bradbury. Tra gli autori più recenti quelli di Shirley Jackson, Martin, Angela Carter, Mieville, Abraham, Martin Simpson.

Vado a memoria, di sicuro altri degni di nota mi sfuggono.

Tintaglia: A mattonazzo finito mi era venuto in mente di proporre “il nostro” weird, ossia la selezione di quello che avremmo salvato😉 ; ne approfitto qui. Di sicuro Saki (che però adoravo già per conto mio), Martin (che si antine molto bene nel tempo), Margo Lanagan, il mio adorato Daniel Abraham, Lovecraft (che per me è stata una scoperta: trumatizzata da ragazzina da un’orrenda traduzione de Le montagne della follia, non mi aspettavo uno stile così raffinato ed elegante); poi Shirley Jackson, Robert Bloch (j’adore!), Ray Bradbury. Una bellissima sorpresa il delicato  racconto di William Simpson, Last rites and resurrection, e notevoli i racconti di Gaiman (che non amo molto come scrittore, e invece…!), Micaela Morrisette e Stephen King (più per lo stile che per la trama, in sè banalotta). E poi, Buzzati.

E sull’edizione in sè? (organizzazione e selezione dei racconti)

Saretta. La scelta degli editori è di mostrare l’evoluzione del weird (su che cosa sia effettivamente poi ci torniamo) nel corso degli anni. Ogni racconto è preceduto da un breve accenno sull’autore (chi è, per cosa lo ricordiamo e così via). La cosa divertente è il fatto che ogni volta il racconto veniva definito memorabile/significativo/rappresentativo etc.. l’ho sempre trovato pessimo: alla fine saltavo completamente la descrizione iniziale per evitare di falsare le aspettative sul racconto.

Francesca: L’idea di raccogliere il meglio del weird dagli albori ad oggi è interessante, ma più volte mi sono chiesta se le storie scelte fossero davvero “the best of” (in particolare per gli autori che conosco). Riconosco che deve essere stato un lavoro colossale e non certo semplice; forse per apprezzare di più la raccolta bisogna essere maggiormente estimatori del genere.

Tintaglia: Mi piace sempre l’idea di un’esplorazione secolare di un genere letterario; il punto è che il weird – se esiste: dopo un anno di letture a tema mi sembra più nebulosa  che mai la sua definizione, se non che ci dovrebbero entrare spore e funghi… –  forse non è il mio genere. Oppure semplicemente è da attribuirsi alla scarsità della  maggior parte dei racconti selezionati: mi rendo conto che ne salverei un 30%, nel complesso, non di più – e non  necessariamente scelti fra i più recenti. Dalle introduzioni mi rendevo però conto che decisamente i miei gusti e quelli dei curatori non coincidevano: fino a un certo punto mi sono chiesta cosa mi stavo perdendo; poi ho visto che ce lo stavamo perdendo tutte, e detto francamente, sceme non siamo: mi sono sentita molto rassicurata da questo.😄

Ma quindi il weird cos’è?

Saretta. Ad essere sincera non l’ho capito (o non si capisce o non esiste proprio come genere). I tentacoli in copertina mi hanno fatto pensare a Lovecraft (incluso ovviamente nella raccolta), ma in realtà la maggior parte dei racconti potevano ricadere in un genere ben definito (fantascienza, horror, …) senza dover scomodare un genere nuovo. Non escludo di essere partita prevenuta (weird = Lovecraft), ma la lettura dell’antologia non mi ha chiarito le idee.

Francesca: Mentre del weird classico ne avevo già una vaga idea (una sorta di horror più soffuso, un paranormal per adulti), già quando sento parlare di “new weird” annaspo, dopo questa lettura non ho le idee molto più chiare.
E’ weird tutto ciò che lascia un sottile senso di inquietudine, di timore dell’ignoto, l’ombra indefinita che si corge con la coda dell’occhio. E’ più un “sentire” che un genere (tanto che una storia weird potrebbe essere anche fantascienza, horror o altro, come dice Saretta).

Tintaglia: Un anno  e 110 racconti dopo non mi sento più erudita sulla questione. Tendo a propendere per l’opinione che il weird non esista – o meglio, non esista come l’hanno inteso i curatori dell’antlogia. Loro tendono ad estenderlo anche a pezzi perfettamente inquadrabili in altre categorie (eccetto l’epic fantasy ci hanno infilato di tutto…), io lo applicherei  invece a quello che non so come altro incasellare, che sfugge la definizione di genere. Weird, appunto.

Cita un racconto, non incluso nell’antologia, che per te è davvero “weird”.

Saretta. E’ una domanda a cui trovo molto difficile dare risposta, anche perchè la lettura di The Weird ha incasinato tutto quello che pensavo del genere. Direi comunque che con Lovecraft si va sul sicuro, e recentemente mi è capitato di definire weird un racconto della Atwood, Lusus Naturae, incluso nella raccolta Stone mattress: nine tales.

Francesca: La prima che mi viene in mente: “Neighbors” di Megan Lindholm (contenuta nell’antologia “Dangerous Women”). Non so se sia davvero “weird” (vedi sopra), ma per me è non solo molto intenso umanamente, gioca sottilmente con un qualcosa che è diverso dalla realtà in modo magistrale.

Tintaglia: Anche io cito Megan Lindholm ma un racconto d’annata: The fifth squashed cat, che si può recuperare nell’antologia The inheritance and other stories. ^^ Un brano particolarissimo, e impossibile (almeno per me) da classificare in un genere preciso.

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The Weird: A Compendium of Strange and Dark Stories by Ann and Jeff VanderMeer ★★★☆☆

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