[ARC] The Just City by Jo Walton

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Era da tempo che volevo leggere un romanzo di Jo Walton (da quando Among Others ha vinto nel 2012 sia il premio Hugo che il premio Nebula), e non mi sono fatta sfuggire la disponibilità dell’advanced reading copy del suo ultimo romanzo, The Just City, primo di una duologia.

Complessivamente non è una lettura che mi ha entusiasmato, ma ho apprezzato sia lo stile narrativo che la costruzione di trama e dialoghi, leggerò sicuramente altro di questa autrice (oltre alla seconda parte della duologia).

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I wanted to read something written by Jo Walton from some time (honestly since Among Others won in 2012 both the Nebula and the Hugo awards), so, when the arc of The Just City, her last novel and first part of a duology, became available I requested it.

Overall the book was nice but surely not amazing, but I liked both the narrative style and the building of plot and dialogues, and I will surely read other of her novels (and the last part of this duology).

The Just City

Partiamo con un riepilogone per chi, come me, ha avuto professori pazzi di filosofia, non l’ha mai studiata, e via dicendo.

Uno dei testi più noti di Platone è La Repubblica (che lessi e rimossi al liceo) in cui il filosofo Socrate discute sui temi della giustizia e della costituzione della città ideale. La disquisizione resta squisitamente filosofica, anche perché le norme per la creazione della città giusta risultano talvolta traballanti.

Da questo, e dal fatto che molti autori anglofoni mostrano una sorprendente ossessione per la cultura classica, nasce il romanzo The Just City.

Athena e Apollo, divinità greche al di fuori del tempo, decidono di avviare un esperimento: creare realmente la città ideale di Platone collocandola in un’isola del mediterraneo che verrà poi distrutta dall’eruzione di un vulcano.

I due dei sono mossi da scopi differenti, Atena vuole aumentare la sua conoscenza, mentre Apollo desidera imparare qualcosa sull’uguaglianza, ed entrambi scelgono quindi di vivere nella città, oltre a realizzarla; la prima deciderà di mantenere la propria divinità e di mutare l’aspetto in quello di una bambina, mentre il secondo sceglie di vivere come un essere umano vero e proprio, nascendo e crescendo senza alcun potere.

La città viene impostata da diversi maestri, uomini e donne di diverse epoche che hanno pregato Atena per realizzare l’ideale di Platone, e uno dei punti di vista tramite il quale vediamo l’evoluzione della città è quello di Maia, ragazza inglese appassionata di letteratura classica e maestra nella città giusta.

La prima generazione di bambini nella città è invece costituita da bambini di circa 10 anni catturati come schiavi, comprati e poi resi liberi nella città, ed è proprio una di loro, Simmea, a costituire un ulteriore punto di vista, oltre a Maia e ad Apollo.

Vediamo lentamente la città e i suoi abitanti crescere, aiutati da robot tuttofare, secondo le idee platoniche, almeno fino all’arrivo di Socrate sull’isola.

E’ stato interessante seguire questo esperimento mentale di Città Giusta, e trovo che il romanzo sia ben costruito, i riferimenti alla filosofia sono ben spiegati e anche chi non conosca le teorie platoniche può appassionarsi alla storia. I dialoghi hanno un sapore molto filosofico, e in alcuni casi perdono di passione a favore della logica, con lo svantaggio di rendere i personaggi a tratti bidimensionali.

Bella la copertina, ma scegliere un altro punto della Scuola di Atene sarebbe stato più attinente al testo, quello scelto, oltre a essere quello preso come logo dal Politecnico di Milano, è di carattere più matematico che filosofico (e sì che nel dipinto ci sono sia Socrate che Platone).

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per stendere questa recensione.

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Let’s begin with a recap for who, like me, had crazy man as philosophy teacher or did not study it and so on.

One of the most famous text by Plato is The Republic (that I read and forgot in high school) where the philosopher Socrates discuss about justice and about the foundation of an ideal city. This remain an exquisitely theoretical argument, also since the rules to build this city are sometimes shaky.

From this, and from the fact that some english speaking writer show a surprisingly obsession from classic culture, the novel The Just City take form.

Athena and Apollo, Greek gods out of time, decide to make an experiment: to build the ideal Platonic city in a Mediterranean island that will be destroyed by an eruption centuries later.

Their reasons are different, Athena wants to improve her knowledge, while Apollo wants to understand about equal significance; both of them decide not only to build the city but to live in it; the former chooses to maintain her divinity and to change her appearance into the one of a girl, while the latter wants to live the human life completely, so he leaves his divinity and grows up as a human child.

The city is set up by some masters, men and women from different epochs who prayed Athena to fulfill Plato utopia, and one of the point of view that shows the city evolution is Maya, an english girl who loves classic literature and master in the just city.

The first generation of children is made by ten years old slave children bought and then freed in the city, and one of them, Simmea, is the third point of view above Maya and Apollo.

The reader sees the city and its inhabitants grow, helped by multifunctional robots, following Plato ideas, at least until Socrates comes to the island.

This mental experiment of equal city is interesting, and I think the novel is well-built, philosophical references are well explained and also who does not know about Plato theories can enjoy the story. The dialogues are very philosophical ones, and they sometimes lose passion for logic, and the drawback is that characters are some times quite bi-dimensional.

The cover is nice, but other parts of the School of Athens could have been more meaningful with respect to the story; the chosen one,  above being the one taken as logo by the Politecnico di Milano, is more about  mathematics than philosophy (and in the whole painting there are both Socrates and Plato).

Thanks to the publisher for providing me the copy necessary to write this review.

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The Just City by Jo Walton ★★★☆

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