Cargo by Matteo Galiazzo

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Cargo di Matteo Galiazzo è un gran minestrone, e scrive bene chi definisce questo autore un affabulatore, visto il modo con cui riesce a coinvolgere il lettore in un turbine di storie parallele che riescono a incastrarsi l’una con l’altra.

In una storia i nomi dei personaggi sono storpiature di lettere greche, e Alfio, investigatore privato, è incaricato di seguire una studentessa dell’università; in un’altra storia uno studente di economia – un ragazzo normale – cerca di laurearsi, ma gli è impossibile trovare la nuova sede della facoltà.

E poi c’è un altro universo parallelo, questo decisamente diverso dal nostro – tanto da sembrare una parodia della fantascienza – in cui Umbriel (scrittore) incontra in prigione due detenuti affetti da una malattia particolare che sembrano essere collegati al rapimento dell’amata Europa.

E in un altro universo (in cui gli aggettivi finiscono in “errimo”) va in onda una strana intervista radiofonica.

E lentamente tutte le storie cominciano ad avere dei punti in comune, iniziano parallelismi e meccanismi a matrioska, il tutto immerso nel monologo dell’autore che parla degli argomenti più disparati, dall’economia alla fisica alla letteratura.

Cargo è un romanzo strano: è gradevole, scorre bene e anche le storie al suo interno riescono a coinvolgere il lettore, viene un po’ da chiedersi però quale sia il fine ultimo, quale il senso del romanzo (sempre se ci sia).


Cargo by Matteo Galiazzo ★★★☆☆

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