Gli anni al contrario by Nadia Terranova

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Sicilia, fine anni ’70. Qui inizia la storia di Aurora e Giovanni, figli di famiglie diverse e destinati a incontrarsi all’università.

Due caratteri differenti: lei studiosa, precisa, con l’obiettivo di diventare ricercatrice, lui incostante, incapace di trovare un suo posto. A accomunarli la passione politica, l’amore e Mara, una figlia avuta da giovanissimi.

Nadia Terranova ci racconta del disagio di chi non riesce a capire quale sia il suo posto, che vorrebbe fare di più – ma non riesce a capire cosa, e di quello di chi, nel tentativo di essere migliore si perde le occassioni che la vita offre per essere felici.

Gli anni al contrario è la storia di un’amore ingenuo che si scontra con la difficoltà del vivere insieme, dei compromessi, del farsi piccolo per aiutare l’altro nelle difficoltà.

E’ una bella (ma triste) storia, anche se ho trovato difficile immedesimarmi – caratteri troppo diversi dal mio, e Giovanni l’avrei preso a mazzuolate più volte.

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Gli anni al contrario by Nadia Terranova ★★★☆☆

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Inherent Vice by Thomas Pynchon

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Di Pynchon fino ad ora ho letto solo L’incanto del lotto 49 – tra l’altro in inglese – in cui emerge una complessità generale: di trama, di espressione, di linguaggio.

Anche per questo ho scelto di leggere Inherent Vice nella traduzione italiana (Vizio di forma), anche se in questo caso la complessità della storia è più contenuta.

Protagonista del romanzo è Doc Sportello, hippy, drogato e investigatore privato nella California degli anni ’60. Sportello ricalca lo stile di quei detective portati al successo da autori noir, come Raymond Chandler, a cui però si sommano caratteristiche caotiche, riflesso delle droghe e dell’ambientazione del romanzo.

Tutto inizia con una richiesta da parte della ex fidanzata a cui si sommano altri casi da seguire: scorrelati all’apparenza ma con evidenti punti in comune una volta approfonditi, tra cui la Golden Fang – un motoscafo, un’organizzazione di dentisti o altro?

Il noir è caotico e arzigogolato, come le riflessioni dei personaggi annebbiati dalla marjuana o da altre droghe, e Inherent Vice vuole anche essere una ricostruzione della California nella fine anni ’60, tra hippy, ricchi imprenditori, polizia più o meno corrotta e la nascita di ARPAnet.

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Till now I read only another novel by Pynchon, The crying of the Lot 49 – in original language – from which a general complexity emerged: the plot, the expressions, the language. For these reason I decided to read Inherent Vice in the italian translation, but I have to state that this novel is maybe less complex for the plot side.

The main character is Doc Sportello, hippy, addicted and a private investigator in the California at the end of the ’60. Sportello for some way is like the detective made famous by famous noir authors, like Raymond Chandler, but with more chaotic features, direct consequence of drugs and the overall setting.

Everything begins after a request from Shasta, an ex girlfriend, then various cases add to the list: they are apparently stand alone issues, but they begin to show some common elements, like the Golden Fang – a ship, a dentist organization or something more?

The noir is chaotic and non linear, as the characters way of thinking for the thoughts and memories confused by marijuana and other drugs, but Inherent Vice more than a crime story is a description of California between the ’60 and the ’70, the hippies, the rich entrepreneurs, the more or less corrupted police and the born of ARPAnet.

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Inherent Vice by Thomas Pynchon ★★★★☆

Savages & The kings of Cool by Don Winslow

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Le belve

Mi piacciono i romanzi di Winslow, sono incalzanti, violenti (se non ci fosse la violenza sarebbero irrealistici) e hanno un taglio molto cinematografico.
Il migliore di tutti è “Il potere del cane”, però anche gli altri romanzi se la cavano -anche se sono meno complessi e contengono meno punti di vista.

Questo “Le belve”, tipico esempio di scrittura dei titoli all’italiana, è praticamente un film (il film è stato poi fatto, diretto da Oliver Stone): capitoli brevi (anzi brevissimi a volte) costruiscono la trama fotogramma per fotogramma.
Il romanzo parla della California, della droga, dei narcotrafficanti, ma è anche una storia d’amore e, infatti, gli eroi faranno di tutto per riavere la loro principessa e avere il finale più lieto possibile.
 

I re del mondo

Questo è un buon prequel, talmente grandioso che sminuirlo con la parola prequel gli fa un torto.
E’ comunque vero che racconta quello che è successo prima di Le Belve, e chi ha nostalgia di Chon, Ben e O non può evitarne la lettura, però si addentra molto più indietro nel tempo passando negli anni ’60, ’70 e ’80 e nel narcotraffico di quegli anni.
Ed è tutto un ciclo che poi porterà ai protagonisti de “Le belve”, che ti rimangono appiccicati addosso, attraverso legami che poi si collegano e collegano passato e presente e le famiglie biologiche e quelle che uno si sceglie.
Questo romanzo e il suo seguito insieme offrono una panoramica sul traffico di droga in California, ma sono anche una storia di affetti e di amore tra tre giovani che sono veramente I re del mondo.

I personaggi chi ha letto “Le belve” li conosce già: Chon e Ben, opposti ma amici, il primo incline alla violenza e il secondo pacifista e O il collante che unisce il gruppo; c’è l’avvento della loro nemesi messicana e nell’ottica del fanservice ci sono riferimenti anche a altri personaggi creati da Winslow, da altri tempi, da altri romanzi.
Lo stile narrativo mi piace molto, frasi secche, capitoli anche brevissimi che però servono a tramettere ambientazioni e atteggiamenti.

Un aspetto che non mi ha convinto è l’evoluzione di Paqu, soprattutto rispetto alla sua determinazione da giovane.

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* La belve by Don Winslow ★★★★☆
** I re del mondo by Don Winslow ★★★★☆½

*Ho letto questo libro in Italiano
**Ho letto questo libro in Inglese