[ARC] The Easy Way Out by Steven Amsterdam

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Il tema centrale del romanzo è il suicidio assistito, ovvero quella facile via d’uscita di cui parla il titolo.

Ci troviamo in una città in cui, grazie alla legislazione, in alcuni ospedali hanno iniziato a strutturare un reparto dedicato per accompagnare alla morte alcuni pazienti dalla salute ormai totalmente compromessa. L’accesso a questa procedura però richiede diversi colloqui (volti a confermare il desiderio di morte del paziente) e conferme: gli infermieri non devono influenzare i pazienti in merito alla decisione.

Evan è un infermiere proprio di questo reparto, dalle prime pagine apprendiamo che il compito di Evan era quello di valutare gli assistenti a contatto con i pazienti, e che per la prima volta ha un ruolo centrale nella procedura.

Grazie al punto di vista di Evan – ironico, riflessivo – ci vengono presentati i diversi aspetti etici e morali che ruotano intorno al suicidio assistito: può una procedura valutare veramente il desiderio di una persona? Chi includere e chi escludere nel programma? E così via.

Il dubbio si riflette anche nelle azioni del protagonista, che da una parte diventa partecipe di un gruppo che aiuta i privati a suicidarsi con il nembutal e a mascherarlo come collasso, e dall’altra si trova a dover gestire la madre – affetta dal morbo di Parkinson – che desidererebbe morire in caso di peggioramento della malattia.

Evan trova delle risposte (nel suo passato, grazie a amici e amanti) ma il romanzo giustamente lascia dietro di sè una serie di domande a cui è difficile dare una risposta univoca e certamente giusta.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per scrivere questa recensione.


* The Easy Way Out by Steven Amsterdam ★★☆☆

*Ho letto questo libro in inglese

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[ARC] Broken Dolls by Tyrolin Puxty

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Ella è una bambola. Un tempo era un essere umano, ma non ha ricordi di quel tempo. Vive nella soffitta del professore che l’ha creata e ama danzare.

Ella vive in una sorta di mondo perfetto: trascorre il tempo facendo compagnia al suo creatore e svagandosi tra balletto e momenti di immaginazione in cui sogna vicende avventurose.

La perfezione inizia però a incrinarsi con la comparsa di Lisa, una bambola goth che ricorda frammenti del passato da essere umano e non ha alcuna intenzione di passare la sua vita come un oggetto senziente. Lisa si rivela piuttosto instabile nell’interagire con Ella, ma inizia a instillare il dubbio rispetto alle attività del loro creatore.

A questo si aggiunge Gabby, la nipote del professore, affetta da una malattia virale che la porterà ben presto alla morte e con cui Ella sembra andare molto d’accordo.

In Broken Dolls viene costruita una ambientazione che da anomala diviene rapidamente inquietante: quale saranno le vere intenzioni del professore? Cosa lo spinge a trasformare alcune persone in bambole? Quale sarà il destino di Gabby?

Man mano che la storia avanza Ella mette sempre più in discussione la proria realtà e si inizia a rendere conto delle limitazioni che le sono imposte: non può uscire e le è imposta una sorta di vita da ballerina senza possibilità di cambiamento, e allo stesso tempo il lettore inizia a mettere in discussione tutto quello che conosce del mondo di queste bambole e del loro creatore.

Nonostante alcune imperfezioni il romanzo sfrutta idee interessanti e sviluppa una storia avvincente e con diversi colpi di scena. Questo libro è il primo di una serie, e forse nei successivi – a quanto si potrebbe ipotizzare leggendo l’anteprima – verrà messo più a fuoco anche il contesto in cui operano i personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per stendere questa recensione.


* Broken Dolls by Tyrolin Puxty ★★★★☆

*Ho letto questo libro in inglese

unastoria by Gipi

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Primo libro che leggo di questo autore e sono combattuta su cosa ne penso.

Partiamo dalla grafica: stupenda, soprattutto le tavole a colori con l’acquerello che riesce ad enfatizzare il contenuto emozionale che la pagina vuole trasmettere, belli più di tutto i paesaggi.

Ho apprezzato molto anche l’alternanza di tecnica grafica per differenziare il reale (piatto e monocromatico) all’immaginativo ed al passato, a colori.

Delle due storie raccontate – che hanno come connessione Silvano Landi, di una diretto protagonista e narratore dell’altra – ho preferito quella ambientata durante la prima guerra mondiale mentre ho trovato più inconsistente l’altra.

Ci viene presentato un protagonista arrivato al tracollo emotivo, determinato da eventi precedenti, che si interfaccia con la sopracitata realtà monocromatica e tendenzialmente malvagia (i dottori senza scrupoli, …), come a voler bipolarizzare l’umanità: i sognatori buoni da una parte e i concreti cattivi dall’altra (considerazione espressa in altre recensioni lette e che dopo rimuginamento condivido).

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unastoria by Gipi ★★★★☆

 

John Green e il morire giovani

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Per due volte mi è capitato di scrivere, in un commento, questa roba sulla morte giovane, ed in entrambi i casi si trattava di romanzi di John Green – gli unici che ho letto per ora dello scrittore, ma spero vivamente che ve ne siano di più allegri.

Il primo dei due che ho letto è il ben noto “The fault in our stars” che prende il titolo da una citazione colta di Shakespeare:

The fault, dear Brutus, is not in our stars,
But in ourselves, that we are underlings.

e di cui stanno facendo / hanno fatto un film che uscirà a breve; il secondo è “Looking for Alaska” che in questo caso non è lo stato ma una ragazza e che a leggerlo dopo “The fault in our stars” perde sicuramente in bellezza.

Quando li ho letti – soprattutto il primo – la recensione era entusiasta (che poi è quella che riporto sotto vagamente censurata dell’originaria passione), col senno di poi mi viene da pensare che fosse molto giocato sulla commozione e l’empatia e che nel complesso forse è il caso di rivedere il mio primo giudizio.

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La grande festa by Dacia Maraini

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La grande festa è quella che veniva fatta alla morte di una persona secoli fa.
E il tema della morte è quello portante di questo libro, un insieme di ricordi e riflessioni della scrittrice che ci parla delle perdite che le sono state più a cuore e che l’hanno più segnata, in particolare la sorella Yuki, morta giovanissima di una malattia devastante e il compagno Giuseppe.

I ricordi – che emergono in ordine sparso – sono accompagnati da riflessioni sul tema della morte nei miti (ad esempio Orfeo ed Euridice) e sull’evoluzione del rapporto con anziani e morenti nel corso della storia; mentre un tempo l’anziano era fonte di conoscenza e la morte era un evento vissuto nella comunità [e da qui la grande festa] i meccanismi della società odierna tendono sempre più ad allontanare l’anziano o il malato ed a relegare la morte dove non possiamo vederla [ospedali, case di riposo], forse è per questo che la temiamo sempre più?

E’ una lettura molto interessante che avvicina alla scrittrice e offre numerosi spunti di riflessione sul tema [anche semplicemente per le opere citate], inoltre è un piacere da leggere per la scrittura ricca e curata [ma chi più parla dei boccoli che scendono come pampini d’uva? Un’immagine meravigliosa].

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La grande festa by Dacia Maraini ★★★★☆

Oh, boy! by Marie-Aude Murail

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Oh, Boy! di Marie-Aude Murail è un romanzo grazioso, dal sapore fiabesco che riesce a trattare con semplicità argomenti impegnativi: l’omosessualità e la paura del diverso, la malattia, gli abusi verso le donne.

I tre bambini Morlevent sono stati abbandonati dal padre e hanno perso la mamma, il loro desiderio è di essere accolti da uno dei due fratelli rimasti: la sorellastra non simpaticissima e il surreale Bart.

Il romanzo galleggia tra il surreale (forse un po’ troppo surreale per i miei gusti) e il reale, tutti i personaggi hanno infatti qualcosa che li allontana dal normale (Simèon è geniale, la giudice che ama la cioccolata …), però è questo insieme di stranezze che secondo me fornisce alla storia quest’aria fiabesca e consente sdolcinatezze e lieto fine.

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Oh, boy! by Marie-Aude Murail ★★★☆☆

Dylan Dog – Mater Morbi

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Dylan Dog anni fa lo seguivo: ho recuperato in edicole polverose alcuni numeri “da avere” mentre mi tenevo aggiornata sulle nuove uscite, man mano però la passione – l’ossessione che a volte mi coglie – è lentamente svanita (anche a causa della percezione di un impoverimento delle storie raccontate).

Quando la Bao Publishing ha comunicato di pubblicare (o meglio ri-pubblicare) Mater Morbi, (uscito come numero 280) di Roberto Recchioni e Massimo Carnevale, la cosa mi ha incuriosito, non avevo mai letto l’albo, però il fatto che fosse stato scelto per una pubblicazione da libreria lo ha reso speciale. La casa editrice Bao poi mi piace – oltre al fatto che pubblica Zerocalcare (su cui tornerò appena mi arriva Dodici) – le edizioni sono sempre curate e particolari.

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