Ubik by Philip K. Dick

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I am Ubik. Before the universe was, I am. I made the suns. I made the worlds. I created the lives and the places they inhabit; I move them here, I put them there. They go as I say, then do as I tell them. I am the word and my name is never spoken, the name which no one knows. I am called Ubik, but that is not my name. I am. I shall always be.

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Erebos by Ursula Poznanski

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Nel gruppo ya su Goodreads è stato letto recentemente Ready Player One di Ernest Cline – che non mi è piaciuto come traspare da un mio post precedente in merito.

Personalmente preferisco altri romanzi dedicati al tema di Internet, realtà virtuale e videogiochi e non posso non consigliare Neuromante di William Gibson (che è però contorto ed impegnativo) e Snow Crash di Neal Stephenson (re dell’infodump che però si trattiene in questo romanzo).

Mi è tornato in mente però un altro romanzo sul tema che mi era piaciuto (ma di cui ho poi rimosso l’esistenza, segno che forse le originarie 4 stelline non se le meritava): Erebos di Ursula Poznanski in cui si descrive un videogioco che ha inquietanti risvolti nella vita reale dei giocatori, un’immagine estrema che però prende le basi da situazioni concrete.

Di seguito il mio commento sul romanzo.

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A scanner darkly by Philip K. Dick

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Attualmente leggo molti ya (young adult), ma non per questo è giusto dimenticare il mio grande amore per la fantascienza. E non si può parlare di fantascienza se non si parla dell’autore più visionario che sia esistito: Philip K. Dick, maestro nel confondere il reale e l’irreale.

Riporto la recensione di un suo romanzo letto recentemente, forse il più visionario tra tutti quelli che ho letto dell’autore.

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