La sovrana lettrice by Alan Bennett

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Stava anche scoprendo che un libro tira l’altro; ovunque si voltava si aprivano nuove porte e le giornate erano sempre troppo corte per leggere quanto avrebbe voluto.

In questa novella Alan Bennett ci parla di una lettrice sicuramente non comune: la regina d’Inghilterra scopre l’esistenza di una biblioteca ambulante che rifornisce un avido lettore del palazzo, Norman, impiegato nelle cucine di Buckingham Palace.

Un po’ per non far figura, un po’ per interesse, la regina prende in prestito un libro. Sarà l’inizio di un percorso che, grazie anche al contributo di Norman, trasformerà la sovrana in un’avida lettrice; non sarà un cambiamento innocuo, ne risentiranno infatti tutti gli abitanti del palazzo, ministri, consiglieri, oltre a tutte le persone destinate a incontrarsi con la sovrana.

L’attrattiva della letteratura, rifletté, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiavano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. […] I libri non sono per nulla ossequiosi. Tutti i lettori sono uguali, e questo le risvegliò un ricordo di quand’era bambina.

Alan Bennett ci parla dell’amore per la lettura – e di come questo possa nascere in modo inaspettato – con il tipico humor inglese che contraddistingue lo scrittore e ci regala una protagonista lettrice con cui è difficile non immedesimarsi: noi lettori già sappiamo che i libri non sono un passatempo.

“Passare il tempo?” Esclamò la regina. “I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite. Di altri mondi. Altro che far passare il tempo Sir Kevin, non so cosa darei per averne di più. Per passare il tempo si può sempre andare in Nuova Zelanda”.

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What she was finding also was how one book led to another, doors kept opening wherever she turned and the days weren’t long enough for the reading she wanted to do.

In this novella Alan Bennett tells about a very uncommon reader: the Queen of England discover the existence of a mobile library that supplies an avid reader in the palace, Norman who works in the Buckingham Palace kitchens.

The queen, to match up for the situation and for real interest,borrows a book. This will be the first step of a path that, also thanks to Norman, will change the queen in a hungry reader; this will not be an innocuous change, in fact all the palace inhabitants, the ministers and conquerors, and in general all the people she comes in touch with will be affected by her new habit.

The appeal of reading, she thought, lay in its indifference: there was something undeferring about literature. Books did not care who was reading them or whether one read them or not. All readers were equal, herself included. Literature, she thought, is a commonwealth; letters a republic.

Alan Bennett talks about the love for reading – and how it may arise unexpectedly –  with the usual british humor that distinguish his books, and he creates a reader it’s hard not to empathize with: we reader already know that books are not only a way to pass time.

Books are not about passing time. They’re about other lives. Other worlds. Far from wanting time to pass, one just wishes one had more of it. If one wanted to pass the time one could go to New Zealand.

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La sovrana lettrice by Alan Bennett ★★★★☆

Il GGG by Roald Dahl

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Il GGG è un romanzo che ho letto da ragazzina, ma ho colto l’occasione di rileggerlo in questo periodo, questa volta in lingua originale.

E’ un romanzo delizioso, che non perde il suo fascino a vent’anni dalla prima lettura. Protagonisti il Grande Gigante Gentile, dal linguaggio arruffato e capace di procurare sogni meravigliosi ai bambini addormentati e Sofia, bambina che nell’ora più oscura della notte incontrerà il GGG.

Di giganti buoni esiste però solo lui, gli altri nove giganti sono mostri desiderosi di carne umana di cui cibarsi: il GGG e Sofia dovranno elaborare un piano per renderli inoffensivi.

Il romanzo è ricco di invenzioni e meraviglie (e poi ci sono le illustrazioni di Quentin Blake), e, come in altri romanzi dell’autore, propone anche aspetti maligni e di vero orrore: i giganti qui sono creature spietate e Sofia rischia veramente di essere mangiata.

La narrazione è scorrevole e divertente, sia per gli impicci del GGG nel dire una parola per l’altra e nell’inventarne di varie (chiaro o scuro?), sia per i continui giochi di parole e significato. Trovo doveroso rendere omaggio anche alla traduzione italiana, impeccabile, e capace di trasporre con abilità i discorsi sconclusionati del GGG ed i nomi dei giganti: l’Inghiotticicciaviva resterà per sempre un simbolo di malvagità della mia infanzia.


* Il GGG by Roald Dahl ★★★★★

*Ho letto questo libro in italiano & inglese