Collettivo Zampalù by Federico Bagni

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Lorenzo Dentico, professore di italiano, in una quinta incontra un ragazzo diverso dai coetanei: Marco Carboni, una personalità difficile, chiusa, ma un grandissimo talento nella scrittura.

I due si perderanno di vista per anni, per poi ritrovarsi quando Lorenzo, ormai in pensione, è impegnato in un centro diurno di accoglienza; immigrati in regola e non, tutti dal passato e presente difficili, in cerca di un riscatto quasi impossibile da ottenere.

Nace allora un progetto, una storia collettiva ideata a turno da vari partecipanti del centro e scritta da Zampalù con l’aiuto di Marco Carboni.

Un ottimo esordio, una storia avvicente pur parlando di avvenimenti quotidiani – con gli occhi dell’ex professore seguiamo prima i giorni di scuola e poi quelli passati nel centro diurno – e una serie di personaggi credibili e non banali, ognuno con il suo carico di difficoltà e di insicurezze (e di queste non sono esenti i protagonisti più benestanti, Lorenzo e Marco) che riescono ad accumunare persone completamente diverse per estrazione, cultura, religione e condizione sociale.

Il progetto collettivo ci mostra come unendo le forze con altri e mettendoci veramente in gioco si possano ottenere grandi risultati, non bisogna però farsi l’idea di un messaggio irrealisticamente buonista: le difficoltà della vita permangono ma rimane posto per la speranza.

L’unico elemento che mi ha convinto poco è il continuo uso di metafore per spigare eventi ed emozioni, è vero che nel romanzo emerge la difficoltà di comunicare sè stessi – e quindi è lecito utilizzare altre immagini per spiegarsi – però è uno stratagemma usato molto (troppo) frequentemente, con il rischio che queste stesse metafore, forti all’inizio, perdano di efficacia con il passare delle pagine.

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Collettivo Zamapalù by Federico Bagni ★★★★☆

Pollyanna

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Pollyanna Whittier: ovvero, storia di una piccola santa della letteratura infantile, resa martire per mancanza d’immaginazione dell’autrice e salvata in extremis con prevedibile miracolo finale.
La cosa irritante di questo libro non è tanto la protagonista, che in fondo è solo una bambina scema. Il vero dramma sono gli adulti, tutti pronti ad abboccare a questo suo benedetto gioco della contentezza. Salva perfino una mezza prostituta! Cristo con la Maddalena in confronto è ’na schiappa.
Capisco il messaggio di fondo, concentrati sull’aspetto positivo delle cose eccetera, ma è tutto gestito nella maniera più melensa possibile. Specialmente nel finale, scontato e patetico.
Mi viene in mente la mia cara Anna dai capelli rossi, continuamente ripresa da Marilla per il suo caratteraccio e perennemente insoddisfatta di sé. Forse non così perfetta, ma in confronto è un capolavoro.

I bambini della ferrovia

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C’è qualche sdolcinatezza d’epoca di troppo e l’intento pedagogico è più trasparente che nei successivi libri della Nesbit, ma rimane una bella lettura. Va detto che I bambini della ferrovia è il primo romanzo per ragazzi dell’autrice, ma fa già intuire tutta la sua cifra di grande della letteratura per l’infanzia. In effetti in questo libro la scrittrice pare gettare le basi della propria formula: uno stile diretto e spontaneo, un gruppo di bambini di età e indoli diverse, piccoli episodi autoconclusivi fantastici o avventurosi. La scanzonata ironia di Cinque bambini e la cosa ancora non c’è, ma si legge con piacere.

 

 

Edith Nesbit trad. Anna Donato I bambini della ferrovia, Fabbri Editori

L’eBook in lingua inglese è scaricabile gratuitamente qui.