[ARC] The Lonely Hearts Hotel by Heather O’Neill

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E’ un errore scegliere questo romanzo per la magia decantanta dalla quarta di copertina.

Iniziamo col dire che The Lonely Hearts Hotel non è un romanzo per tutti: ci sono numerose scene di povertà, violenza e abusi molto grafiche; il romanzo si apre con una violenza su una ragazzina innocente e ci porta tra l’orfanotrofio e i bassifondi dove i due protagonisti si trovano a vivere.

Pierrot e Rose si incontrano da bambini in orfanotrofio, le loro strade poi viaggiano separate per molti anni fino alla riunione tanto attesa e alla realizzazione del loro spettacolo, The Snowflake Icicle Extravaganza. Forse però il parlare di due protagonisti è un po’ una bugia; i due si contrappongono per carattere e atteggiamenti, ma il fuoco della storia ruota intorno a Rose, l’unica dei due che cerca una realizzazione personale.

The Lonely Hearts Hotel per me è soprattutto un romanzo sulla condizione femminile nel primo ‘900 a Montreal: donne trascurate e sempre sfruttate, che siano povere prostitute o ricche mogli o amanti. E Rose ne è consapevole fin da bambina – l’invezione dell’orso immaginario – ma sceglie di non accettare questa condizione, per questo Pierrot è perfetto per lei, perchè è l’unico che la ama così tanto da consentirle di essere libera.

The lonely hearts hotel è il punto di arrivo della storia, che si articola in soggiorni in numerosi hotel i cui nomi riflettono lo stato dei personaggi e le loro emozioni.

E’ un romanzo dai temi forti sviluppati con un linguaggio lirico e a volte immagini non convenzionali (Rose e Pierrot in fondo sono due clown), però se lo si legge cercando la magia di altri romanzi (come The Night Circus) si rischia di rimanere delusi e di non apprezzarlo per come merita.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per scrivere questa recensione.


* The Lonely Hearts Hotel by Heather O’Neill ★★★★☆

*Ho letto questo libro in inglese

[ARC] The Butterfly Garden by Dot Hutchison

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La storia  inizia in una stanza degli interrogatori: da una parte due agenti dell’FBI, dall’altra una ragazza di circa vent’anni e sullo sfondo l’accenno lontano a ospedali, sopravvissute, altre ragazze.

La ragazza deve fare chiarezza su quanto accaduto, e così inizia a raccontare ai due agenti la sua storia e la storia del giardino delle farfalle. Farfalle che sono in realtà ragazze, rapite e forzatamente tatuate con un paio di ali di farfalla sulla schiena, costrette a vivere in prigionia in una tenuta sigillata.

La ragazza – Maya, questo il nome datole dal rapitore – racconta della vita nel giardino, ma anche della sua vita precedente, e i due agenti si immergono lentamente nell’orrore quotidiano di queste farfalle collezionate.

Nel racconto di Maya prendono vita le altre farfalle e il romanzo si arricchisce man mano con nuovi personaggi, ognuno con una propria peculiarità.

The butterfly garden è un libro che cattura, nonostante il profondo orrore che descrive, e ci si allontana con fatica dai racconti di Maya, perchè, come l’FBI, si è desiderosi di ricostruire il passato e capire come si è arrivati a quell’interrogatorio.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per scrivere questa recensione.


* The Butterfly Garden by Dot Hutchison ★★☆☆☆

*Ho letto questo libro in inglese

I cani di via Lincoln by Antonio Pagliaro

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Palermo, una notte, mentre sta tornando a casa, una ragazza vede in via Lincoln, appesi a un lapione fuori dal ristorante Grande Pechino, diversi cani morti.

Alcune sere dopo viene denunciata una sparatoria nel ristorante, i carabinieri intervengono e trovano otto morti, e indagando scoprono nelle cantine del ristorantante indizi che fanno pensare a traffici complessi e collegamenti tra la mafia locale e quella cinese.

Impegnati nell’indagine sono il tenente dei Carabinieri Cascioferro, cinico e rassegnato, e il magistrato Elisa Rubicone, donna e fiorentina, quindi inadatta a comprendere i delicati equilibri che regolano la città.

La strage in Via Lincoln sarà solo il punto di partenza da cui scaturiranno altri momenti di violenza e vendetta, almeno finchè non verrà raggiunto un nuovo equilibrio.

Da una parte quindi i carabinieri che ingano, aiutati anche da un giornalista locale, e dall’altra la mafia, per cui la strage di via Lincoln è stata un’operazione avventata e mal gestita.

Il lettore segue da una parte i progressi dei carabinieri nell’indagine, dall’altra i meccanismi e le trame che regolano la criminalità locale e che la avvicinano alla politica e alle forze dell’ordine.

Il pregio del romanzo è di non creare eroi, ma raccontare persone realistiche, integrate in un sistema in cui non sempre si può ottenere giustizia, abituate alla violenza, stanche della violenza. L’immersione nel reale è anche data dal linguaggio, ricco di parlate dialettali (diverse però da quelle dei romanzi di Camilleri).


I cani di via Lincoln by Antonio Pagliaro ★★★☆

[ARC] Piccole Grandi Bugie by Liane Moriarty

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Ingredienti per Big Little Lies: una classe di bambini che stanno per andare all’asilo, i loro genitori elicottero, un po’ di madri e padri casalinghi, tanti pettegolezzi e un dramma vero, tre punti di vista principali di donne madri e amiche e tanti spezzoni di punti di vista altrui.

Le tre protagoniste sono Madeline, Jane e Celeste, e di ognuna conosciamo i problemi nel corso del romanzo.l romanzo gravita intorno ai loro punti di vista, assolutamente non imparziali ma determinati dalle emozioni delle tre donne, ed è proprio questa analisi dei caratteri ad essermi molto piaciuta, non è un romanzo di azione, ma l’evolzione delle tre e la descrizione delle loro emozioni è veramente il fulcro della storia.

Nonostante vi siano pochi eventi cruciali (ma tanti problemi da genitori), l’autrice imposta il romanzo in modo che resti assolutamente avvincente fino alla conclusione fornendo già in partenza l’idea che prima o poi ci sarà un elemento drammatico, senza però mai sbottonarsi nelle pagine successive.

Bella anche l’idea di inserire spezzoni delle opinioni degli altri genitori a inizio e fine capitolo, a dimostrare come ogni piccolo e insignificante avvenimento abbia diverse letture da parte di individui diversi.

Big Little Lies parla di relazioni e amicizie e non manca di approfondire temi importanti e difficili, il tutto mantenendo un tono leggero e risultando divertente e godibile.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per scrivere questa recensione.


Piccole Grandi Bugie by Liane Moriarty ★★★★

*Ho letto questo libro in inglese

[Series] A land fit for heroes by Richard K. Morgan

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Richard K. Morgan è autore di una serie di stampo fantascientifico che ho molto apprezzato incentrata su uno specifico personaggio, Takeshi Kovaks. Morgan è però autore anche di una trilogia fantasy nominata A land fit for heroes.

Per questa trilogia, più che per altre, penso che parlare dei singoli romanzi – prescindendo dalla serie – potrebbe fare più male che bene, quindi segue un commento della serie nel suo complesso.

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Richard K. Morgan is the author of the sf series about  Takeshi Kovaks that I liked. Morgan is also author of a fantasy trilogy named A land fit for heroes.

For this series I think commenting each single novel is not the better choice, so here follows a review for the whole series.

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[Series] Locke & Key (vol. 1 – 6) by Joe Hill & Gabriel Rodríguez

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 “There are so many doors to open. I am impatient to begin.”

Welcome to Lovecraft.

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[ARC] Cosmocopia by Paul Di Filippo

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Cosmocopia è il primo romanzo che leggo di Di Filippo, e non è certo uno stimolo per leggerne altri.

Frank Lazorg, pittore ormai invecchiato e limitato da problemi fisici, riceve da una vecchia e non precisata conoscenza una polvere ottenuta da scarabei magici (utilizzabile come pigmento ma anche come droga, come ci mostra subito il dissennato pittore).

Colto dalla frenesia e da un accesso d’ira un gesto estremo trasporta Lazorg in un altro universo – strutturato a cornucopia – in cui conosce Crutchsump, creatura aliena umanoide che lo accudisce. Lazorg ambirà a diventare un grande artista anche in questo nuovo contesto, almeno fino al tracollo della sua nuova vita.

La parte iniziale fa ben sperare – pensavo più a una evoluzione stile Limitless in ambito artistico – il cambiamento di ambientazione è sicuramente inaspettato ma abbastanza debole. L’autore evita grandi fraintendimenti e non punta ad un romanzo d’azione (come poteva esserlo ad esempio Il ciclo di Tschai di Vance): Lazorg viene prontamente accettato nella nuova comunità, infatti i problemi di integrazione sono annullati dalla presenza del tempio e del suo onniscente gestore 

Il romanzo quindi assume tinte piuttosto noiose che raggiungono i picchi nelle conversazioni e riflessioni di Lazorg e Crutchsump; anche nell’evoluzione della loro relazione il livello di profondità emotiva comunicata supera la banalità. Il culmine è raggiunto da una delle scene di sesso più agghiaccianti della storia, non tanto per l’alienità di uno dei due, ma per l’averla percepita fuori luogo, essendo i due disabilmente emotivi.

Una riflessione conclusiva: niente vieta di soprassedere all’azione, al tema della comunicazione interrotta tra culture aliene, al tema della scoperta del diverso per una riflessione più filosofica sul dolore, l’esistenza e l’esistenza di Dio, purtroppo in Cosmocopia tutto è sviluppato senza particolare attenzione e senza scostarsi dal banale.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria per scrivere questa recensione.

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* Cosmocopia by Paul Di Filippo ★★☆☆☆

*Ho letto questo libro in Inglese